"Il fatto che la comunità sia sempre presente nella vita di tutti i giorni ci fa sentire sicuri. Non è qualcosa di fluido, di liquido. Non ci abbandona mai e non ci fa sentire soli. Ogni qualvolta che ne abbiamo bisogno, la comunità a cui apparteniamo è sempre lì ad aspettarci e questo ci dà conforto". (Zygmunt Bauman).

giovedì 18 ottobre 2012

Un romanzo dipinto prima della notorietà

La casa dipinta è un romanzo di John Grisham pubblicato nel 2001 ma scritto prima che lo scrittore americano diventasse estremamente famoso coi suoi gialli giudiziari. L'opera è ambientata negli anni cinquanta in Arkansan e racconta di un ragazzino, Luke Chandler, che vive in una famiglia di coltivatori di cotone in perenne bilico finanziario. Gran lunga distante dai gialli di cui Grisham ha abituato i suoi lettori, La casa dipinta rappresenta tutta una serie di scene di vita quotidiane viste dagli occhi malinconici e impotenti di un ragazzino che sogna di diventare un famoso giocate di baseball. Si è trattato di una lettura molto leggera ma che ha avuto quella capacità di far rivivere personali momenti di un passato che probabilmente non si ripresenterà più, aiutati adesso come siamo dalla teconologia e dal progresso che ci stanno rendendo la vita molto più comoda e affordabile.

lunedì 3 settembre 2012

Carmine Abate vince il Premio Campiello

Col romanzo "La collina del vento" edito da Mondadori, Carmine Abate vince la 50esima edizione del Premio Campiello. Sul podio ci sono Francesca Melandri con "Più alto del mare" (Rizzoli) e Marcello Fois con "Nel tempo di mezzo" (Einaudi). Al quarto posto è arrivato Marco Massiroli con "Il senso dell'elefante" (Guanda), mentre al quinto giunge Giovanni Montanaro con "Tutti i colori del mondo" edito da Feltrinelli. A Dacia Maraini spetta, invece, il premio alla carriera.
Nato in Calabia, Carmine Abate, di etnia albanese, è autore di romanzi e racconti di grande successo. Dopo aver vissuto in Germania, si è stabilito nel Trentino proponendosi come un autore di rilievo e di studio della cultura calabrese. 
P.S. Il "Campiello" è un premio letterario istituito nel 1962 che viene assegnato annualmente a opere di narrativa italiana. Il Premio nasce per volere degli Industriali del Veneto come contributo alla cultura e alla promozione della lettura.


martedì 7 agosto 2012

Self-publishing e il suo gap

Parole come self-publishing e print on demand sono sempre più ricorrenti nel panorama editoriale internazionale. Basti pensare che negli ultimi anni, con il costante aumento nella nascita di siti di auto-pubblicazione di libri in formato elettronico e non, il mercato dell'editoria indipendente sta assumendo proporzioni non indifferenti continuando ad acquisire sempre più quote di mercato. Sia che per passione, semplice curiosità e divertimento, o proprio come voglia di farsi scoprire dal grande pubblico, l'auto-pubblicazione è senza dubbio il metodo più democratico per mettere sul mercato libri che si guadagnano delle opportunità per essere scoperti dove altrimenti rimarrebbero persi nell'oceano dell'editoria tradizionale.
Ma una cosa ancora non mi è chiara, ovvero il gradino che c'è da superare nel far sì  che effettivamente alle opere auto-pubblicate sia data l'occasione di mettersi in mostra in riviste e periodici cartacei e online. Spulciare nei siti di auto-pubblicazione richiede molta pazienza e il pubblico esige delle critiche e opinioni certe e reali sui libri provenienti dall'editoria fai da te. E su questo siamo ancora molto indietro. Bisognerebbe cominciare a fare come in Inghilterra dove  in alcuni periodici molto diffusi, periodicamente vengono pubblicate recensioni di libri auto-pubblicati di autori sconosciuti. È questa una via da adottare e che mi sento di suggerire. L'altra e sempre valida è quella di non smettere mai di leggere per far aumentare le probabilità di incontrare qualche bella sorpresa.

giovedì 2 agosto 2012

Muore a L.A. lo scrittore Gore Vidal

Aveva 86 anni Gore Vidal. Autore di numerosi romanzi ma anche di sceneggiature per il cinema, l'artista americano è morto nella sua casa di Los Angeles a causa di una pomonite. Dal suo primo romanzo "La statua di sale" pubblicato nel 1948 e che ha creato scandalo per aver trattato apertamente l'argomento dell'omosessualità, Gove Vidal ha cominciato a stupire il pubblico americano per la sua visione schietta e pura della verità e da allora numerosi sono stati i suoi scritti prima di approdare a Roma nel 1959 dove lavora alla sceneggiatura del remake di Ben-Hur. È sua anche la sceneggiatura del film "Dimenticare Palermo" del 1990 della regia di Francesco Rosi.
Gore Vidal è stato anche un costante attivista politico denunciando gli intrighi del potere nell'America moderna e soprattutto della gestione Bush sostenendo che gli attentati dell'11 settembre siano stati organizzati dai servizi segreti americani con l'obiettivo di invadere l'Afghanistan e prendere in controllo i giacimenti petroliferi situati in quelle zone.

sabato 7 luglio 2012

Alessandro Piperno vince il Premio Strega

Con "Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi" (Mondadori) Alessandro Piperno vince il 66° Premio Strega. La vittoria di Piperno, sancita con 126 voti, è stata contestata fino all'ultimo da Emanuele Trevi, autore di "Qualcosa di scritto" (Ponte alle Grazie) con 124 voti. Al terzo posto con 119 voti segue Gianrico Carofiglio con "Il silenzio dell'onda" (Rizzoli). Più distaccati seguono Marcello Fois con "Nel tempo di mezzo" (Einaudi) e Lorenza Ghinelli con "La colpa" (Newton Compton) rispettivamente con 48 e 16 voti. Su 460 aventi diritto di voto hanno espresso la loro preferenza in 434; due sono state le schede nulle. L'ambito riconoscimento letterario nato nel 1947 si è svolto nel consueto scenario del Ninfeo di Villa Giulia a Roma dove a presiedere il seggio è stato Edoardo Nesi, vincitore del Premio Strega 2011.


lunedì 4 giugno 2012

Borsellino e le verità non dette, un libro di Enrico Deaglio


A Paolo Borsellino piaceva citare liberamente dal Giulio Cesare di Shakespeare una frase secondo cui "è bello morire per ciò in cui si crede. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". È un paradosso terribile che questi vent'anni abbiano condannato proprio lui a morire molte volte, ucciso in innumerevoli versioni da colpevoli sempre diversi. È stato lo stato, lo stato mafia, la mafia stato; il doppio stato. È stato Berlusconi, o perlomeno Dell'Utri. Sono stati i servizi. Deviati. No, quelli ufficiali. Sono stati Ciancimino e Provenzano. Il fatto è che l'omicidio di Borsellino è ormai diventato uno di quei buchi neri della storia italiana, in cui come in un gorgo si annodano e si raccolgono tutti i misteri, i protagonisti, le inconfessabili verità di un momento storico e di un paese che ha sempre avuto molto da nascondere, in primo luogo a se stesso. "Tale è stato il destino del nostro eroe; e l'Italia non è un paese per eroi. La ricerca della verità sul suo assassinio implicava un contributo di onestà, che è stata soffocata. Difficile che si possa recuperare il tempo perduto, perché ormai quella stessa ricerca della verità è strettamente connessa con la ricerca delle ragioni della disonestà di chi doveva cercarla. E dunque, diventa un'impresa quasi impossibile." Ma quello che è possibile fare è scavare nel mosaico sepolto, separare le tessere vere da quelle false, ripulire, rimetterle in ordine e raccontarle.
"Il vile agguato" di Enrico Deaglio, Feltrinelli Editore, 141 p.

giovedì 31 maggio 2012

Alla ricerca di un "Editore"


Ed eccomi che mi ritrovo punto e daccapo. Sono trascorsi periodi snervanti e pieni di stress, dove quell’inesplicabile potere chiamato ispirazione si è messo a giocare contro di me rendendomi a volte la vita impossibile. Dopo mesi e mesi di scrittura, rilettura e correzioni mi ritrovo davanti il gradino più alto della scala: trovare un “Editore” disposto a puntare, investendo, sulla mia opera. Come ogni appassionato di scrittura più o meno devoto a quest’arte ben sa, la ricerca di un editore è un processo molto impegnativo e lungo e spesso demoralizzante. Infatti, ogni volta che si invia un testo a una piccola o media casa editrice (ovviamente non prendo in considerazione l’idea di inviare il mio testo a uno dei quattro colossi editoriali italiani), i tempi di lettura vanno dai quattro ai nove mesi.
Insomma scrivere è un’attività bella ma impegnativa, dove creatività, concentrazione e diligenza si fondano nel tentativo di creare un qualcosa che rispecchi la specifica visione che l’autore intende conferire all’opera. Dopo aver portato a termine la mia ultima creazione “Nessuno lo farà per te”, e dopo aver speso una quantità esorbitante di tempo e dedizione, non ho proprio voglia di demoralizzarmi davanti questo gradino della ricerca di un “editore”. No, io non mollo! È giusto sognare ma non farsi troppe illusioni, l’unica cosa che conta a questo punto è la fede e credere in ciò che si produce.     

martedì 22 maggio 2012

Produzione e lettura di libri in Italia (fonti Istat.it)


Articolo tratto dal sito dell'istat del Maggio 2012

Nel 2010, in Italia, si contano circa 2.700 case editrici e/o altri enti dediti alla pubblicazione di opere librarie. Il confronto con l'anno precedente conferma il saldo negativo del settore: il numero di nuovi editori è inferiore a quello degli editori che hanno cessato l'attività. Il 2010 segna un incremento complessivo della produzione libraria, interrompendo la tendenza negativa degli ultimi anni. Rispetto al 2009, le opere pubblicate passano da 57.558 a 63.800, con un aumento del 10,8%. In crescita anche le tirature, la cui ripresa è più contenuta: da 208 milioni di copie a oltre 213 milioni (+2,5%). Si è poi ridotta del 7,6% la tiratura media di ciascuna opera (da oltre 3.600 copie per titolo del 2009 a poco più di 3.340 nel 2010). Le case editrici si orientano verso una maggiore offerta per varietà e quantità delle opere e un contenimento dell'attività di stampa. Tra il 2005 e il 2010, si registra una crescita dei titoli del 6,8% e una contestuale decrescita del 23,6% delle tirature medie. Nel 2010, la quota più consistente, tanto dei titoli (26,2%) quanto delle tirature (40%), è rappresentata dalla categoria di prezzo fino a 10 euro. Sempre in testa nella produzione libraria risulta la categoria della letteratura moderna: i romanzi e i racconti pubblicati nel 2010 rappresentano il 20% dei titoli e il 28% delle copie stampate. Si conferma una crescita sostenuta delle opere per ragazzi, che rispetto al 2009 aumentano del 13,7% per numero di titoli e del 12,6% per tiratura. Nel 2011 poco meno di 26 milioni di Italiani di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali. Rispetto al 2010 i lettori di libri diminuiscono, passando dal 46,8% al 45,3% della popolazione. Le donne confermano di essere lettrici più assidue degli uomini: leggono almeno un libro il 51,6% delle femmine rispetto al 38,5% dei maschi. Le differenze di genere sono massime tra i 15 ed i 44 anni e tendono a ridursi significativamente con l'avanzare dell'età, dopo i 60 anni. La quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi e le ragazze con età compresa tra 11 e 17 anni (60,5%). Avere genitori che leggono rappresenta un fattore che influenza i comportamenti di lettura dei figli. Leggono libri il 72% dei ragazzi tra 6 e 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 39% di quelli i cui genitori non leggono. Si legge di più al Nord e nel Centro del Paese, dove la percentuale di lettori è superiore al 48% della popolazione di 6 anni e più. La propensione alla lettura è minore nel Sud e nelle Isole, dove la quota di lettori scende sotto il 35%. In Italia, anche chi legge, legge molto poco: il 45,6% dei lettori non ha letto più di 3 libri in 12 mesi, mentre soltanto i "lettori forti", cioè chi ha letto 12 o più libri nello stesso lasso di tempo, è il 13,8% del totale. Nel 2011, il 9,9% delle famiglie dichiara di non possedere alcun libro in casa; il 63,7% ne ha almeno 100, l'11,8% da 101 a 200 e il 14,4% più di 200. Oltre un milione e 900 mila persone con età compresa tra 16 e 74 anni ha comprato libri, giornali, riviste o ebook, su Internet: sono oltre un quarto (27,8%) di coloro che effettuano acquisti online. La quota di giovani lettori che scaricano giornali, news, riviste da Internet è pari al 53,9% e quella di coloro che consultano un Wiki online è del 69%.


Per informazioni
Cultura, tempo libero e nuove tecnologie

Fabrizio Maria Arosio
tel. 06 4673.7210
arosio@istat.it

giovedì 19 aprile 2012

Flipback books: I libri letti al contrario.




Già da tempo nel Regno Unito si è assistiti all'introduzione di una nuova tipologia di libri: i flipback, ovvero i libri in "miniatura" dalle dimensioni di una vecchia cassetta, stampati su carta sottilissima (generalmente utilizzata per la stampa di Bibbie), dove il testo corre parallelo alla colonna vertebrale e le pagine dovranno essere quindi girate verso l'alto e non a sinistra come comunemente accade con i libri tradizionali. Dopo l'enorme successo avuto nei Paesi Bassi, dove i flipback sono stati creati, anche alcuni editori di Francia, Spagna e Regno Unito, stanno intensificando la pubblicazione di già affermati titoli in questo nuovo formato che combina la comodità di un piccolo libro facilmente trasportabile al piacere della carta stampata. E se anche l'introduzione di questi flipback non rappresenta una sorta di guerra ai libri elettronici, l'intento degli editori, a mio avviso, è quello di creare nostalgia al modello tradizionale di pubblicazione della carta stampata che ancora persiste forte e radicata in ognuno di noi.

giovedì 29 marzo 2012

Il ragazzo dallo strano karma


Capitolo I

Tutto cominciò una calda mattinata di un anonimo fine settembre, sotto un sole ancora incredibilmente cocente. In bocca percepivo il sapore salato delle acque del Mediterraneo e della sabbia, che si era collezionata lungo il cammino su quelle spiagge ove girovagavo con amici in cerca di emozioni e giri di follia vari. Senza mai trovare tuttavia il giusto posto e senza potere mai affermare poi, con stile e sguardo di chi la sa lunga, di avere trascorso momenti da almanacco sentimentale. Momenti da portare sempre con me, per poi, magari un giorno, riviverli e riderci sopra.

La brezza di mare accarezzava la pelle di quei ritardatari lupi di mare non ancora soddisfatti delle conquiste. L’aroma secca e salata di quella brezza si sentiva ancora sulla pelle come un profumo a lunga durata dalla quale difficilmente ci si sarebbe potuto sbarazzare. Una specie di marchio obbligatorio di chi viveva al sud.

Le serate in spiaggia a Mondello, o a Isola delle Femmine, o a San Vito, dove il vecchio Mirko, un amico dall’animo nobile conosciuto negli ambienti universitari, aveva trovato lavoro per la stagione presso una pizzeria rinomata, ancora persistevano nella memoria di tutti coloro che non avevano chiuso le trattative in corso. Da quelle serate scaturivano tutta una serie di discorsi, estimazioni e scenate che ancora restavano aleggianti nell’aria torrida da deserto sahariano.

La stessa mattina di quella torrida giornata, la sveglia del cellulare si era messa a suonare senza pietà strappandomi da un sonno pesante e da una voglia di restare a letto fino alle dodici, guardando la tele. Spinto da una accidiosa forza magica e da alcuni raggi solari, che spavaldi entravano dritti in quella camera, allungai il braccio per staccare la sveglia e quasi feci cadere il cellulare a terra tramite movimenti convulsi.

Mi alzai con in testa un dolore acuto e indemoniato. Avevo la schiena tutta bagnata e la bottiglia da un litro e mezzo d’acqua minerale era vuota e distesa sul pavimento, vittima di quel caldo afoso che neanche la notte e l’assenza di sole riuscivano a calmare.

Dopo una doccia rinfrescante, ritornai in camera trovando la sveglia del cellulare ancora suonante. Era quella di riserva in caso mi fossi riaddormentato.

In una stanza adiacente alla cucina, mia madre stirava un paio di camicie. Le feci un breve cenno di saluto e lei alzò la testa in segno di risposta con una smorfia come a dire: era ora che ti alzassi. In cucina la luce del sole entrava filtrata dalle tende che coprivano le due grandi finestre e l’aroma del caffè regnava timido e sparso in tutta la stanza. Nella grande caffettiera restavano due tazze di caffè ormai freddo. Riempii quindi un bicchierone di latte freddo e, senza mettere zucchero, spruzzai sopra un po’ di cioccolato in polvere aggiungendo il caffè che restava. Lo feci fuori con lunghe sorsate sentendo tutta la sua freschezza e il suo sapore amaro risalire dallo stomaco lasciandomi una sensazione alquanto disgustosa in bocca.

Dopo una buona mezz’ora d’indecisione e senza trovare una minima traccia di motivazione per raggiungere la facoltà, decisi di prepararmi. L’intenzione era quella di uscire e sperare che fosse il giorno buono per ricominciare un’annata di studi e conferenze, ricerche approfondite, serate in locali per giovani stressati e indecisi.

Di sicuro quella luce e quel calore che entravano in casa non mi davano quella giusta dose di coraggio per raggiungere gente come Mirko. Avrei preferito andare a correre da qualche parte. Magari in un parco verso Altofonte, tipo da mio cugino Stefano, dove un boschetto quell’estate se l’era vista brutta in seguito all’azione dei piromani. Meno male che la forestale e i vigili del fuoco erano intervenuti tempestivamente evitando il peggio.

Comunque quell’estate ero stato fatto preda dai miei genitori in vacanza per due settimane in Versilia, nell’atmosfera decadente di un villino di amici del babbo. Per fortuna che c’erano state parecchie serate in spiaggia con tipi provvisti di chitarre e joint, che cercavano di interpretare certi pezzi intramontabili del Battisti o del Lennon, seduti all’indiana attorno ai fuocherelli.

Una certa Caroline in particolare, proveniente dal cugino paese transalpino, aveva suscitato in me un’ondata di emozioni. Alcune di queste si erano tradotte in sudate estreme e tecnica di spinte stroncanti nel letto, tutto tremolante e rumoroso, della sua camera nella pensioncina “Le due rive”, che divideva con un’amica grassona dalle tette bomba e una portaerei al posto delle chiappe. In più l’amica aveva un viso devastato dall’acne che neanche gli specialisti più rinomati degli States avrebbero mai potuto portare ad un livello accettabile.

Caroline invece portava con sé il fascino delle tipiche normanne dalle guance rosse, il naso all’insù, un breve accenno di lentiggini rossastre sulle guance, due occhietti verdemare e profondi, una pelle chiarissima, gambe lisce e lunghe e dei morbidi capelli tagliati corti, leggermente rossicci, che col sole prendevano riflessi color rame.

Ci eravamo scambiati in maniera naturale i numeri dei cellulari dopo esserci ritrovati per caso seduti attorno lo stesso tavolino di una terrazza di gelateria, mentre cercavamo di comunicare con gesti e ampi sorrisi criticando il caldo ed elogiando la bellezza del paesaggio. Avevo appuntato, per rispetto, pure il numero della ragazza bomba, dopo aver lasciato pagare la granita a Caroline che mi trovava abbastanza sympa e mignon, che tradotti significavano simpatico e bello.

Il giorno prima della mia partenza, mentre loro restavano ancora qualche giorno, trovai Caroline alle prese con un esagerato bacio alla francese, strettamente abbracciata ad un tipo tutto muscoli, mandibola da pitbull e un tatuaggio sulla spalla destra. Rimasi ad osservarli qualche minuto mentre erano intenti a scambiarsi la lingua distesi sulla spiaggia. Il mastino le carezzava le cosce e arrivava fino alle chiappe e lei che si stringeva sempre di più.

Avevo passato tutta la notte su quella stessa spiaggia a bere con l’amica mostruosa consolandomi con le sue tette prendendole come morbidi e caldi cuscini sopra le tovaglie. Non ci capivamo molto. Lei parlava e io le facevo di sì con la testa. Compresi solamente che la mattina della partenza mi ero ritrovato completamente sbronzo e pieno di sensi di nausea, e tutta la discesa verso l’isola sull’autostrada l’avevo passata a dormire. Quando mi svegliavo i sensi di vomito prendevano il sopravvento e il babbo era costretto a fermarsi. Si arrabbiava con mamma e lei gridava, dando la colpa a lui mentre io vomitavo sul ciglio della strada con le auto che mi sfrecciavano a pochi centimetri e a centotrenta all’ora.

L’estate in quella parte di Europa era molto lunga e asfissiante, i sintomi della tropicalizzazione si facevano sentire ormai da diverso tempo e, in certe parti del sud, intere aree erano fortemente minacciate dalla desertificazione. Si parlava, come ammettevano certi praticanti di università in conferenze a tema, di un vero miracolo contro natura, che metteva in pericolo l’intera biodiversità di quel territorio. Il risultato era che un giorno avremmo potuto fare crescere delle piante di banane nel giardino sotto casa e tenere iguana e altre specie tropicali senza particolari problemi di ambientamento e nutrizione.

Ricordo quando ad una conferenza, un professore venuto direttamente dagli States, col suo italiano americanizzato si era messo a gridare e sbattere il pugno sulla cattedra come un senatore candidato alla presidenza. Parlava del clima che diventava pazzo e dei presidenti degli stati membri del G8 che non facevano nulla per evitare possibili catastrofi naturali.

Gli sguardi di certi nostri professori connazionali, che lo osservavano incerti e preoccupati, la dicevano tutta sulla gravità della cosa. Non tanto per la desertificazione e i problemi ad essa collegati, ma del fatto che avrebbero dovuto sopportare quel professore e la sua veemenza nelle cene organizzate e durante tutta la durata del suo soggiorno. Eravamo stati costretti a vedere pure il film documentario di Al Gore e dopo ci era pure stata data la possibilità di porre domande al professore statunitense che rispondeva sempre con accentuati scatti d’ira.

Quell’estate, che non aveva nessuna intenzione di archiviarsi, rimescolava intatte alcune scene e situazioni trascorse. Tipo tutte le brutte figure, e incomprensioni, e inconvenienti di fronte a ragazze più o meno impaurite, più o meno impavide e vissute, talvolta bloccate da gravità superiori spesso insormontabili. Come nel caso di alcune vecchie conoscenze femminili teneramente bloccate dal fatto che il proprio fida fosse partito lontano per differenti motivi e mansioni, portandosi dietro quel briciolo di libertà che restava a quelle poverette, che ancora credevano alla favola della fiducia e del ritorno glorioso del proprio principe azzurro. Ne scaturivano alcune scene da vere soap scadenti, con scatti di ira e perdite di controllo di certune che, dopo tristissime esperienze e cuori sbriciolati come cristalli, si erano date alla pazza gioia e vita da libertine assolute e scopatutto. Roba da matti.

In quel periodo ero sempre in compagnia di diversi irriducibili e vecchi compagni di liceo che neanche il tempo o le aspirazioni o i semplici ma irrimediabili casi della vita hanno potuto allontanarci. Gente come Ivan Galioto con la sua peugeot rossa fiammante coupé cabriolet, mago informatico perennemente alla ricerca di guai per scaricare programmi e documenti a volte d’importanza nazionale. Ivan era uno dei pochi cui potevi chiedere qualsiasi favore a livello informatico. Scaricava praticamente di tutto e possedeva un giro illegale di cd e video abbastanza radicato all’interno dei mercati del centro.

Poi c’era Peppe Mancino, che quell’estate aspettava con mite pazienza fine Ottobre, dove gli alti spigoli innevati delle Alpi svizzere e il calduccio di un frenetico ristorante Molino nei pressi di Berna, lo attendevano per una lunga e rigida stagione invernale. Il suo sguardo parlava chiaro, nascosto dietro le lenti di un paio d’occhiali scuri che lo avvicinavano più a un moscone che a un giovane di belle speranze. Come belle e inavvicinabili si presentavano le speranze per arrivare a certe ragazze complessate e apparentemente dotate di uno spirito equilibrato. E altrettanto belle, pensavo, fossero anche le speranze per un altro anno di facoltà insieme a tipi come Mirko Lo Cicero, e ai volumi da procurarsi tra spintoni e gomitate all’interno delle minuscole librerie dell’usato in corso Vittorio Emanuele.

E se il buon vecchio Peppe Mancino aveva intenzione di turbare gli indecisi piani del mio immediato futuro con la speranza di trascinarmi con lui nella traversata che lo avrebbe portato nelle Alpi svizzere per del duro e ben ricompensato lavoro, non c’era riuscito per niente. Il muro, che avevo costruito tramite le mie vecchie e indimenticabili esperienze nel settore, aveva retto a meraviglia come la grande muraglia cinese dagli assalti nemici.

E anche se c’era la mezza idea di mandare in aria la facoltà, non volevo gettarmi dentro una brigata comandata da qualche maître con troppe ambizioni. Un viaggio a scopo benefico l’avrei fatto. In India o in Brasile o nell’isola di Borneo, in mezzo a nature incontaminate e gente che si rifugiava nello spirituale per scampare dalla brutalità degli uomini.

Intanto a un migliaio di chilometri più in alto, Ettore Crisani rientrava dal suo soggiorno di Maiorca. All’aeroporto di Linate dovette aspettare circa trequarti d’ora prima di vedere spuntare le costose valigie in pelle uscire dal tunnel. Con lui c’era Marta, la sua nuova ragazza, figlia di un noto banchiere milanese. Indossava un top stretto sul petto e una gonna rosa che le scopriva le gambe abbronzate e lisce. Osservava con aria di distacco la marea di gente e turisti che se ne stavano in attesa delle loro valigie.

Flavio li aspettava fuori dall’aeroporto, maledicendo il caldo e i capricci del suo capo. Flavio era un spilungone lombardo, dall’alta cresta perennemente in balia del vento, che oltre ai compiti di leccapiedi delle varie situazioni, copriva il ruolo di assistente personale di Ettore nel suo nuovo studio di corso Buenos Aires.

Ad ogni nuova persona che usciva attraverso le porte scorrevoli in vetro, alzava la sua testa come una tartaruga e, quando capiva che non si trattava delle persone giuste, la riabbassava come mortificato.

Finalmente i bagagli erano arrivati e Ettore, dopo averli caricati su un carrello, si era incamminato verso l’uscita, seguito da Marta a breve distanza che si preoccupava di portare solo la sua nuova borsa griffata comprata a Maiorca.

Era già la terza volta quell’estate che Flavio andava a cercare la coppia con la Passat station wagon di proprietà dell’agenzia. E quella è stata la prima volta che Marta si era degnata di un saluto, seguito da un sorriso e uno scambio di baci. Anche se il tutto aveva una chiara vena di falsità per Flavio, quello era un giorno da segnare con una croce sul calendario.

Dopo avere caricato i bagagli sull’auto, Flavio dovette cominciare a sorbirsi la rabbia di Ettore.

“Come diavolo è possibile!” disse Ettore, duro come se la colpa fosse tutta di Flavio.

“Ti giuro che quando l’ho visto entrare e ha minacciato di spaccare tutto avrei potuto sparargli se avessi avuto una pistola.

“E tu hai chiamato la polizia?” chiese allarmato Ettore.

“Che dici? Però Elena stava per farlo e l’ho bloccata in tempo.”

Così raccontava la sua versione Flavio, soddisfatto di avere agito da vero eroe e magari sperando che ci scappasse pure un complimento che ovviamente non arrivò.

“Meno male. A questo gliela facciamo vedere noi, non paga e pure gli viene in mente di minacciarci. Chi si crede di essere? Mi ha pure rovinato la parte finale della vacanza.”

Dicendo in questo modo Ettore si era accalorato e subito dopo dovette rimangiarsi la parte finale della frase lanciando un tenero sorriso a Marta che lo guardava con un’espressione di sufficienza.

Intanto Flavio si era immesso su una strada incasinata dove un vigile, a cui era stato affidato il difficile compito di smistare il traffico ad un incrocio molto frequentato, si scorgeva in lontananza. Marta sbuffando aveva detto che avrebbe potuto scegliere una strada migliore e soprattutto meno incasinata. Flavio si era automaticamente giustificato dicendo che ci sarebbe stato casino dappertutto, che era la fine delle vacanze e che tutti rientravano in quel periodo.

“Beh, stasera invieremo un bel biglietto al nostro amico con un ultimatum, e, a fine di quello, invieremo la pratica al tribunale che dico io” sottolineò deciso Ettore, mentre Flavio non capiva se il proprio capo volesse veramente mandare la pratica in tribunale o se fosse stata solamente una provocazione collaudata per omettere frasi più dure.


Capitolo II

La doccia sul mio corpo non aveva avuto effetti di lunga durata. Mi aveva rinfrescato un po’, ma non era servita ad abbassare il senso di soffocamento che provavo ad ogni passo, mentre ri recavo alla fermata delll’autobus numero duecentosessanta, con l’intento di raggiungere la città studi.

Attraverso i vetri dell’autobus giallo scorgevo il mio viso al quale in quei frangenti davo trent’anni. Mi ritrovavo con un capello di un nero intenso e lucido e un taglio polifunzionale, stile bravo ragazzo che non ama le stranezze delle acconciature contemporanee. Quel tipo di capello lasciava spazio alle leggere ed equilibrate ondulazioni che seguono da sole il disegno del cranio. Osservavo le basette che cadevano lunghe e spesse fino ai lembi delle orecchie e mi conferivano anche un’aria da deciso che condividevo.

Lontani erano gli anni accattivanti e disastrosi delle medie superiori. Lontane le lunghe e fastidiose battaglie per l’assestamento del fattore viso e apparenza esteriore. Ormai erano lontane le puntine che apparivano ogni tanto sparse nella parte inferiore della mandibola. Lontane le battaglie degli ormoni che spesso mi gettavano in una specie di abisso psicofisico pericoloso, da cui uscirne mi costava parecchia fatica a livello di incomprensioni con l’altro sesso. Perché ovviamente tutto girava in funzione dell’altro sesso.

Non sapevo perché e da chissà quale forza superiore fossi spinto, ma mi gettavo perennemente in mezzo a storie ultracomplicate con ragazze del quarto e del quinto liceo. Poi le sere primaverili, quando anche i più timidi ormoni si risvegliavano, portavo a termine le trattative, cercando ovviamente di non dissestare troppo i pomeriggi di studio per preparare gli esami di maturità e, negli anni che seguivano, gli impegni dei corsi universitari che mi sottraevano una quantità atroce di tempo.

Un ennesimo rinvio del professore di politica internazionale di cominciare le lezioni aleggiava nell’aria dei corridoi della facoltà a cui ero iscritto. Un foglio A4, attaccato alla porta della grande aula, informava i malcontenti universitari che la prima lezione era stata ancora rinviata per cause superiori. Una firma fatta in basso al foglio avrebbe dovuto autenticarne la provenienza, ma parlare di sabotaggio era la cosa più logica.

Sentivo un certo fremito all’interno dello spirito che mi faceva augurare qualcosa di non molto positivo per l’immediato futuro. Qualcosa del tipo un presentimento per cambiare in maniera radicale con il presente e per cercare di recuperare quello che di buono in me ancora non si era perso.

“Salvare il salvabile” sarebbe stato il mio motto per non inabissarmi nel pericoloso pozzo della depressione. E se mio padre insisteva per convincermi che lavorare fosse la soluzione migliore, invece di continuare a perdere tempo con quei rinvii, di certo non potevo dargli torto.

Intanto gruppetti di ragazzi se ne stavano a discutere in corridoio e a svariare su fatti astratti e su qualche notizia del telegiornale che riportava peggioramenti della situazione geopolitica o economica del mondo. Il loro vocio non disturbava certo alcuni professori che passavano di rado trascinando con loro certe arie di superiorità. All’interno di qualche altro gruppetto un rasta rideva forte e faceva ampi gesti con le braccia.

L’idea di quei tempi comunque era che non appena finito il ciclo universitario, trovare lavoro sarebbe stato come vincere un sudoku al massimo livello in meno di trenta secondi. Ovvero mission impossible. Ma di questo eravamo più che coscienti. Allora tanto valeva portare a casa un titolo di studio superiore e magari incorniciarlo ed esibirlo come trofeo d’incoraggiamento.

Ancora un rinvio per dei motivi non specificati. Le stesse voci, che giravano nei corridoi, parlavano dei brutti rapporti tra il professore egregio signor Galeoto e un dirigente dell'università, relativamente al rinnovo del suo personale contratto e altre frottole del genere.

Altri dicevano fosse per certi sputtanamenti tra i vari professori e, pensando alla maniera generale del campo universitario, a quest’ultima opzione davo maggiore importanza.

Ma il fatto, nel frattempo, esisteva ed era realmente grave e trita cervella.

Ancora un rinvio e le lezioni più importanti non cominciavano proprio e, di sapere la data, neanche la benché minima ombra di circolare scritta, magari per calmare gli animi generali.

Il ragazzo dallo strano Karma è acquistabile a soli 12euro (incluse spese di spedizione) seguendo questo link: http://www.lulu.com/shop/daniele-dagostino/il-ragazzo-dallo-strano-karma/paperback/product-20024364.html

lunedì 12 marzo 2012

DER JUNGE MIT DEM SELTSAMEN KARMA


Dies ist der zweite Roman des jungen Schriftstellers Daniele D’Agostino aus Palermo. Entstanden unter dem Einfluss der Romane des Schriftstellers Andrea De Carlo ist „Der junge Mann mit dem seltsamen Karma“ ein Bildungsroman, der in Palermo und Mailand spielt und einen Vergleich zwischen zwei sehr unterschiedlichen gesellschaftlichen Realitäten anstellt, die aber dasselbe „Lebensleiden“ gemein haben. Daniele D’Agostino ist in Palermo geboren und lebt in Sizilien und London. In der Zwischenzeit hat er schon seinen dritten Roman beendet, der ebenfalls bald erscheinen wird. D’Agostino ist auf der Suche nach Anerkennung als Schriftsteller, um sich dem Schreiben hauptberuflich widmen zu können. Er hat immer davon geträumt, seine Lieblingsaktivitäten miteinander zu verbinden: das Schreiben und das Reisen. „Il ragazzo dallo strano Karma“ ist schon im Internet unter www.lulu.com und in Kürze auch im Buchhandel erhältlich.

mercoledì 25 gennaio 2012

91 Giorni a Palermo...



Si chiamano Jürgen Horn e Mike Powell, provengono uno dalla Germania, l’altro dagli Stati Uniti. Hanno creato un travel blog che si chiama for91days.com dove inseriscono le loro avventure trascorrendo in ogni luogo visitato tre mesi e un giorno. L’idea d’intrattenersi a lungo a ogni viaggio è semplice e deriva dal fatto che essendo tradizionali turisti per un ristretto lasso di tempo (da diversi giorni fino a poche settimane) non si riesce a carpire e vivere in pieno la vera cultura e tradizione di un luogo. Loro due, che nella vita, oltre a fare il fotografo uno e il web-designer l’altro, arrivano in nuovi luoghi sapendo ben poco, trascorrendoci esattamente 91 giorni, postando impressioni e foto e aneddoti per poi ripartire per una nuova avventura, verso posti che anche se conosciuti, hanno sempre qualcosa che si nasconde agli occhi dei tradizionali turisti e anche dei suoi stessi cittadini.

Il loro ultimo viaggio ha avuto come protagonista Palermo, città ben nota al mondo intero per le sue vicissitudini e la capacità a non sfruttare ciò che di positivo possiede per rendersi una delle più belle città europee. Jürgen a Mike, per tre mesi, hanno postato immagini nel loro blog, raccontando della gente, della cultura, della storia artistica e culinaria di una città che durante il regno di Federico II era la più forte potenza economica e sociale di tutto il Mediterraneo. I due viaggiatori, durante il loro soggiorno hanno trovato una città tanto affascinante quanto disgustosa e destabilizzante, con infinite bellezze (non solo artistiche) nascoste e mostruosità ben esposte agli occhi di tutti che oramai hanno imparato a conviverci. Una nota molto positiva della loro esperienza è stata dalla gente: un popolo ospitale come pochi al mondo, sempre sorridente e disposta a capire e aprirsi. Per Jürgen e Mike, la prossima tappa sarà lo Sri Lanka, ma di sicuro l’esperienza palermitana per i due non sarà tanto facilmente dimenticata.

mercoledì 11 gennaio 2012

Continuano le traduzioni

Con grande piacere ed emozione oggi è stata portata a termine la traduzione in tedesco del mio secondo romanzo: "Il romanzo dallo strano karma", grazie alla collaborazione di Maria Cristina Palmieri, Salvatore Rossi e Anne-Kristin Fischer. Il romanzo, dopo essere stato tradotto in francese dalla neo laureata Camille Ogier, e presentata come tesi d'esame all'universita di Avignone nel 2011, continua a riscuotere successo in ambito internazionale. Che dire, ringrazio di cuore tutti coloro che credono all'opera e hanno speso ore e ore seduti davanti lo schermo di un pc a leggere, trascrivere e tradurre un'opera abbastanza prolissa ma che a detta di chiunque l'abbia letto, molto accattivante e ricca di una minuziosa descrizione della relatà che ruota attorno ai personaggi.
L'obiettivo adesso, oltre quello di trovare nuovi e volenterosi traduttori internazionali, è quello di trovare seri e validi editori stranieri che decidono di investire su quest'opera... Aspettiamo...