Ci sono voluti anni di esperienze sul campo, a Londra, vissute sulla propria pelle, seguiti da altri anni di altrettante esperienze vissute fuori dal campo, per poter scrivere un post del genere. Come ci si sente a lasciare Londra dopo averci vissuto per diversi anni? Sfido chiunque a non identificarsi nelle parole del post, vissute da un emigrante qualsiasi in cerca di nuove sfide e un futuro decisamente migliore, in una realtà cosmopolita, ricca di razze, religioni, nazionalità, lingue e culture, dove il senso comunitario è una sensazione così densa che si riesce quasi a toccare con le mani. "Il fatto che la comunità sia sempre presente nella vita di tutti i giorni ci fa sentire sicuri. Non è qualcosa di fluido, di liquido. Non ci abbandona mai e non ci fa sentire soli. Ogni qualvolta che ne abbiamo bisogno, la comunità a cui apparteniamo è sempre lì ad aspettarci e questo ci dà conforto". (Zygmunt Bauman).
domenica 6 novembre 2016
Leaving London: Come ci si sente lasciando Londra
Ci sono voluti anni di esperienze sul campo, a Londra, vissute sulla propria pelle, seguiti da altri anni di altrettante esperienze vissute fuori dal campo, per poter scrivere un post del genere. Come ci si sente a lasciare Londra dopo averci vissuto per diversi anni? Sfido chiunque a non identificarsi nelle parole del post, vissute da un emigrante qualsiasi in cerca di nuove sfide e un futuro decisamente migliore, in una realtà cosmopolita, ricca di razze, religioni, nazionalità, lingue e culture, dove il senso comunitario è una sensazione così densa che si riesce quasi a toccare con le mani. mercoledì 25 gennaio 2012
91 Giorni a Palermo...



Si chiamano Jürgen Horn e Mike Powell, provengono uno dalla Germania, l’altro dagli Stati Uniti. Hanno creato un travel blog che si chiama for91days.com dove inseriscono le loro avventure trascorrendo in ogni luogo visitato tre mesi e un giorno. L’idea d’intrattenersi a lungo a ogni viaggio è semplice e deriva dal fatto che essendo tradizionali turisti per un ristretto lasso di tempo (da diversi giorni fino a poche settimane) non si riesce a carpire e vivere in pieno la vera cultura e tradizione di un luogo. Loro due, che nella vita, oltre a fare il fotografo uno e il web-designer l’altro, arrivano in nuovi luoghi sapendo ben poco, trascorrendoci esattamente 91 giorni, postando impressioni e foto e aneddoti per poi ripartire per una nuova avventura, verso posti che anche se conosciuti, hanno sempre qualcosa che si nasconde agli occhi dei tradizionali turisti e anche dei suoi stessi cittadini.
Il loro ultimo viaggio ha avuto come protagonista Palermo, città ben nota al mondo intero per le sue vicissitudini e la capacità a non sfruttare ciò che di positivo possiede per rendersi una delle più belle città europee. Jürgen a Mike, per tre mesi, hanno postato immagini nel loro blog, raccontando della gente, della cultura, della storia artistica e culinaria di una città che durante il regno di Federico II era la più forte potenza economica e sociale di tutto il Mediterraneo. I due viaggiatori, durante il loro soggiorno hanno trovato una città tanto affascinante quanto disgustosa e destabilizzante, con infinite bellezze (non solo artistiche) nascoste e mostruosità ben esposte agli occhi di tutti che oramai hanno imparato a conviverci. Una nota molto positiva della loro esperienza è stata dalla gente: un popolo ospitale come pochi al mondo, sempre sorridente e disposta a capire e aprirsi. Per Jürgen e Mike, la prossima tappa sarà lo Sri Lanka, ma di sicuro l’esperienza palermitana per i due non sarà tanto facilmente dimenticata.
giovedì 18 marzo 2010
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mercoledì 2 settembre 2009
News from London...
lunedì 10 agosto 2009
WHITE RAJAS OF SARAWAK
Quando si sente parlare dell’isola di Borneo, si pensa subito a un’immensa isola (la quarta del mondo per superficie) equatoriale dell’oceano pacifico tra l’Australia e la Malesia situata nel sud est asiatico e divisa politicamente in tre settori. Si tratta, in effetti, di un territorio totalmente ostile all’uomo, dove il clima resta per tutto l’anno costantemente caldo umido con piogge continue e col suolo completamente ricoperto da una densa e sempreverde foresta, interrotta da grandi spazi paludosi dove le coste sono basse e piatte occupate dalle mangrovie e parte della popolazione vive ancora in tribu.I tre grandi settori cui è suddivisa l’isola di Borneo sono: il Kalimantan, che rappresenta la più grande parte, quella situata nella parte meridionale e appartiene all’indonesia; il piccolo ma celeberrimo stato indipendente del Brunai, dove il sultano è conosciuto come uno degli uomini più ricchi del mondo grazie ad un unico pozzo petrolifero; infine nell’isola di Borneo, nella parte nordoccidentale, troviamo il Sabah e il Sarawak, due regioni ostili che appartengono allo stato della Malesia.
Un aspetto che si ignora molto è la singolare storia che ha portato al regno in quest’isola pacifica e inospitale un certo sir James Brooke. Questo distinto signore inglese, funzionario ai servizi della Compagnia inglese delle Indie Orientali, nel 1840 trovandosi a navigare attorno le coste dell’isola di Borneo, aiutò lo zio del sultano del Brunai, a reprimere una rivolta di indigena scoppiata sull’isola e venne ricompensato con la concessione della vasta e inospitale regione del Sarawak e nel 1842 viene nominato Raja, ovvero governatore. Con il raja James Brooke comincia un periodo di grande prosperità per il neo stato indipendente del Sarawak, infatti codesto governatore comincia a organizzare lo stato riformando l’amministrazione del territorio, civilizzando gli indigeni, reprimendo la pirateria che infestava le coste e i fiumi interni, riuscendo, con un piccolo ma organizzato esercito, nel 1857 anche a reprimere la sollevazione dei cinesi che invasero la capitale del Sarawak, Kuching, col tentativo di conquistare quella fetta di isola che da tempo reclamavano.
Sir James Brooke regna nello stato del Sarawak fino al 1868, anno in cui gli succede al trono come raja il nipote Charles Johnson Brooke, che a sua volta riesce a dominare le minacce dei capi delle tribu ribelli, che anch’essi reclamavano quella fetta di isola, e mettendo il territorio sotto protezione dell’Inghilterra. Alla morte del raja Charles Brooke, succede al trono, nel 1917, il figlio Charles Vyner, ed è con quest’ultimo re britannico che si conclude la dinastia dei raja bianchi di Sarawak, conosciuta come l’epoca più fasta e importante della storia del Sarawak
Alla fine della seconda guerra mondiale una grande rivolta civile, a causa delle numerose e variegate entie di popolazioni che vi si stanziavano, scoppia all’interno del territorio, che il raja al potere, Charles Vyner Brooke, non riesce a reprimere ed è costretto a lasciare il trono rifugiandosi in Nuova Zelanda. Il territorio diventa colonia inglese a tutti gli effetti e nel 1963, ottiene l’indipendenza si raggruppa alla federazione di stati della Malesia.
La popolazione di questo territorio resta tutt’oggi molto variegata, vi si trovano molteplici colonie come i cinesi che costituiscono la classe degli artigiani e degli agricoltori, i malesi quella dei boscaioli e pescatori e gli indiani che rappresentano i piccoli negozianti. Ma oltre a questi grandi gruppi, nel territorio persistono numerose tribu indigene che vivono addentrati nelle foreste come i Dayak, i Keniah, i Murut, i Kayan, i Punan o i Klemantan.
Oggi il territorio del Sarawak sta subendo una continua trasformazione, una grande multinazionale vi ha installato un centro per l’estrazione di petrolio che rappresenta, insieme ai suoi prodotti derivati, la maggiore esportazione dell’isola. Un’altra grande risorsa del territorio è data dal legno e nel paese è in corso un’opera di sfruttamento ai limiti dell’eccessivo di questo bene che potrebbe portare allo squilibrio dell’intero ecosistema se il governo malese non si decide ad attuare un’adeguata politica di salvaguardia. Oltre a questi due importanti risorse il Sarawak basa la sua economia sulla pesca, il tabacco, il cuoio e il caoutchouc.
Questa terra, lontana e selvaggia e ostile, ha da sempre ispirato numerosi autori che si sono avventurati in questo lontano angolo di mondo affascinati dalla bellezza quasi primordiale del suo paesaggio e dalla natura incontaminata che regna nel suo interno, ma anche dalla storia dei suoi governatori bianchi che hanno saputo portare il Sarawak a un livello di evoluzione sociale e di organizzazione interna che altrimenti non avrebbe mai raggiunto. Tra le maggiori opere troviamo: Un raja bianco a Borneo di Nigel Barley; I raja bianchi di Gabrielle Wittkop; I raja bianchi: La dinastia dei Brooke a Borneo di Bob Reece. Un importante autore italiano famoso per i suoi personaggi ispirati al grande James Brook e ai territori del Sarawak è Emilio Salgari, ricordato soprattutto per il ciclo dei pirati della Malesia dove ha dato vita a personaggi come Sandokan, il Corsaro Nero o Yanez da Gomera.
venerdì 24 luglio 2009
LONDON EXPERIENCE: conservazione o integrazione?
Londra conta circa una decina di milioni di abitanti rendendola una delle città più cosmopolite del pianeta dove tutte le religioni, etnie, culture, lingue, abitudini si incontrano e si confrontano facendo abbattere ogni muro di ipocrisia e chiusura mentale che da tanti anni attanaglia la mentalità della nostra bella Italia.
Per ogni permanenza che si rispetti a Londra, non si può certo non visitare alcuni luoghi di culto tra cui la National Gallery situata su Trafalgar square, il British Museum, la Saint Paul cathedrale, Buckingam Palace coi suoi giardini reali, il museo delle cere Madame Tussaud, ma anche Harrods, Covent Garden e tutti i mercatini dove perdersi dentro come quelli di Notting Hill e Candem town. Ma c’è qualcosa che attrae la gente a Londra e come una calamita la tiene attaccata verso di se: si tratta della sua aria, della sua atmosfera molto positiva e creativa che per qualcuno come il sottoscritto ‘‘costretto’’ a creare, è molto importante, vitale quasi.
Tuttavia c’è da considerare un effetto contraddittorio all’effetto cosmopolita che un’immensa città dovrebbe produrre in automatico: si tratta di quello spirito di conservazione della specie che spinge gente proveniente del suo stesso paese a restare estranei al melting pot e mantenere intatte quell’insieme di tradizioni, tra cui lingua e abitudini, che formano la cultura di un determinato popolo. Si tratta delle gente proveniente da est, ma anche dei portoghesi e degli italiani anche. La cosa che pero’ mi lascia ancor più perplesso è che sono i giovani in primis ad alimentare questa cosiddetta ‘‘conservazione della specie’’ quando invece dovrebbero tentare, in maniera molto easy ovviamente, di allontanarla e immergersi nella cultura british, determinante per un buon apprendimento della lingua inglese e soprattto calarsi in un mondo affascinante e ricco di creatività organizzata.
Quest’impressione mi ha suscitato diversi spunti di riflessione sul fatto che contare su noi stessi e basta, risulta ancora difficile in un’era come la nostra dove tutto è accessibile, perché abbiamo ancora necessità di avere gente della nostra ‘‘specie’’ nei paraggi che ci guidi e in un certo senso ci dia una certa tranquillità trasformandosi in punti di appoggio. Spero che qusto messaggio non urti la sensibilità di certuni e che invece serva da sprono a chi si accinge a vivere un’esperienza nella Greater London, così come in qualsiasi posto straniero, grande e lontano dal paese natale. Perché solo immergendosi interamente in una cultura straniera, abbandonando per un certo periodo le tradizioni, si può veramente capire il valore di un popolo e il processo che ha portato costui a essere ciò che è in questo millennio.
giovedì 19 febbraio 2009
Una gita nei Paesi Baschi
I Paesi Baschi (in basco Euskadi, in spagnolo Paìs vasco) sono una comunità autonoma della Spagna. Il loro capoluogo è Vitoria-Gasteiz. La scorso anno, verso la fine dell'inverno e l'avvento della primavera, ho avuto il piacere di visitare questo territorio rendendomi conto che mi trovavo in un paese nella via di mezzo tra Francia e Spagna, tra le città di Biarritz, Saint-Jean de Luze et Saint-Sebastian. L'atmosfera che si respirava in quelle giornate tra sole e temporali, era quella che stringe un popolo che insegue una certa voglia di indipendenza da tempo e che possiede una popria cultura, delle proprie tradizioni e un folklore che lo distingue dai francesi e dagli spagnoli. Un itineraio suggestivo che consiglio vivamente a tutti, grandi e piccini, che vi porterà alla scoperta dei piccoli porticcioli che si affacciano sul freddo adriatico, dei buoni ristoranti dove poter mangiare pesce freschissimo, oppure assaporare il buon prosciutto Serrano, oppure assistere ai surfisti che sfidano le alte onde provocate da un vento che tira insistentemente per tutto l'anno o se magari restare meravigliati dinanzi un arcobaleno che si disegna sul cielo prendendo come sfondo la cittadina di Saint-Jean de Luze dove poter trovare, in un piccolo negozietto del centro, del buon cioccolato fondente al gusto di peperoncino piccante o del caffè tostato al momento. Insomma un itinerario all'insegna del gusto ma anche del piacere e del relax, dov'è possibile passeggiare per le lunghe spiagge, a ridosso delle falaises, in compagnia del vento e di un'atmosfera davvero incantevole.
martedì 17 febbraio 2009
Giosué Carducci "Faida di Comune"
mercanti e buon artieri,
voi di corsica visconti,
voi che in volta del levante mainaste or or la vela
fori porta del parlascio,